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Una ferita che non guarisce: storie vere di pazienti.

Pazienti: le storie delle loro ferite


La mia ferita inguaribile



Mi chiamo WP e ho 57 anni,

sono in forte sovrappeso, ho il diabete e prendo l’insulina; volevo raccontare la mia esperienza con la vulnoterapia: qualche tempo fa mi sono accorto di avere una strana ferita  sulla pianta del piede che, nonostante le solite cure, mi si andava approfondendosi; a questa ferita si era poi aggiunta una grossa bolla di liquido, tra le prime due dita dello stesso piede, che poi è esplosa spontaneamente lasciando la carne scoperta.

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Non avevo mai sofferto di ferite ai piedi, fino ad allora, anche se mi ero reso conto di stare progressivamente perdendo la sensibilità delle dita e avevo cominciato a fare uso di scarpe comode o addirittura aperte.

Come detto, non avendo notato alcun miglioramento, anzi il contrario, con le solite terapie locali con garze e creme, mi sono rivolto al Prof. Durante che ha inquadrato subito il problema e mi ha prescritto degli esami diagnostici, un tampone colturale e delle consulenze specialistiche; mi ha visitato il diabetologo, l’ortopedico e il podologo, inoltre hanno cominciato a medicarmi con dei prodotti che non avevo mai visto.

Nella pianta del piede m’introducevano una specie di fettuccia contenente grosse concentrazioni di sale che mi ha subito tolto il fastidio di sporcare il calzino, mentre in mezzo alle dita, dopo alcune pulizie chirurgiche, mi hanno applicato una spugna scura sottovuoto collegata con un tubo ad una apparecchiatura, a batterie, da portare a tracolla. Devo dire che, a parte l’allarme sonoro che ogni tanto partiva –mi spiegavano che tenere il vuoto in mezzo alle dita era complicato, specie se mi muovevo troppo- ho sopportato abbastanza bene l’ingombro anche la notte, felice di sapere che ad ogni cambio medicazione la mia ferita migliorava.

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Dopo 15 giorni, nel frattempo la ferita della pianta del piede era quasi guarita,  mi hanno sospeso la medicazione sottovuoto e mi hanno applicato una specie di garza speciale che potevano anche lasciare a permanenza, contemporaneamente ho cominciato un trattamento di elettrostimolazione degli arti inferiori che facevo tutti i giorni per circa 1 ora. Trascorse altre 2 settimane di terapia elettrica e medicazioni, la ferita appariva guarita anche se il Professore scuoteva la testa dicendo che anche avevamo vinto solo una battaglia, ma la guerra era alle porte e avremmo dovuto lottare ancora.

Dopo l’ultimo controllo, dimagrito di qualche chilo, con un bel paio di plantari nuovi, una terapia insulinica diversa e tante norme igieniche da rispettare, me ne sono tornato a casa sperando che il Prof si sbagliasse….

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