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cura delle ferite degli anziani

Cura delle ferite difficili nei Diabetici e negli Anziani

Uno degli obiettivi preminenti della vulnoterapia, alla luce del trattamento olistico del paziente, è proprio il recupero sociale di esso. Sembra strano parlare di recupero sociale per un portatore di una ulcera cutanea o di una ferita ma invece è molto importante nella vita mancante al paziente stesso, in particolare per gli anziani. Il paziente a causa della sua ulcera cutanea cronica, della sua ferita difficile da curare si trova in una situazione psicologica invalidante, una situazione psicologica di minus rispetto al resto della popolazione. Qualche volta perchè non viene accettato, qualche volta perchè veramente ha delle difficoltà interpersonali, basti pensare alle ferite fortemente essudanti o che hanno cattivo odore questo limita moltissimo la sua capacità di trasportabilità, il suo movimento, l’essere autonomo.

Questa ridotta autonomia di movimento può spingere il paziente a confidarsi con il terapeuta, in questo caso chi cura la ferita, e a chiedere qualche cosa in più, che è già parte del trattamento olistico il quale considera le vere esigenze del paziente stesso e non soltanto la cura della ferita ma la capacità di riportarlo in quella dimensione sociale che negli ultimi tempi aveva perso in funzione di quanto la ferita era presente.

Il bisogno fortemente sentito dal paziente di poter far di nuovo parte del tessuto sociale deve essere colto immediatamente dal terapeuta, perchè questo può condizionare la scelta della medicazione giusta. Se il paziente è portatore di una ferita che ha un cattivo odore bisognerà puntare ad una medicazione che ne limita possibilmente la propagazione e quindi medicazioni fortemente assorbenti, medicazioni che nella globalità cercano di contenere la fuoriuscita degli odori stessi. Questo è un elemento fondamentale quando si vuole curare il paziente nella sua dimensione globale.

Se invece il paziente non riesce a muoversi perchè affetto da un forte dolore, un dolore perenne, il terapeuta deve cogliere l’essenzialità,  quindi non tanto una medicazione che possa puntare direttamente alla guarigione, se possibile, ma sceglierà una medicazione efficace per il dolore, una medicazione che punta al ripristino delle condizioni locali che meglio sono sopportate dal paziente. Forse allungherà i tempi di guarigione ma sicuramente avrà un significato terapeutico molto diverso per il paziente che con questo tipo di medicazione avrà maggiore compliance, cioè disponibilità anche psicologica nei confronti della medicazione che sta portando.

Questi non sono dettagli ma risultano essere dei passi fondamentali se si vuole non solo raggiungere la guarigione ma entrare sopratutto in sintonia con il paziente. La sintonia e la capacità di entrare in una connessione globale col paziente, affettiva, emotiva e psichica è fondamentale per instaurare il transfer che si deve realizzare con il terapeuta, che questo caso non agisce sulla psiche ma sulla cute, sulla parte organica,  perchè alla base di questo tipo di lesioni c’è una grossa difficoltà emotiva, psicologica un grosso intralcio sociale che il paziente anche se non dimostra sente fortemente.

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